Stay Tropical, Stay Nu Lounge!

By 3 Maggio 2017Locali

Per la nostra sezione “locali” oggi vi proponiamo un altro vero e proprio tempio del “BereBene”: il caro e vecchio Nu Lounge.

Post scrittum che non è un post scrittum: vi consiglio di leggere questo articolo con questo sottofondo musicale.

Posizionato in centrissimo a Bologna, questo locale rappresenta il non plus ultra della miscelazione tiki.

Nu Lounge

Quindi dobbiamo già fermarci. Perché è d’obbligo fare una piccola parentesi sulla cultura tiki, in particolar modo per gli innumerevoli drink che ha sfornato negli anni.

La “Tiki Era” fu una vera e propria ondata di sapori, profumi, colori tipicamente caraibici/polinesiani che invase il mondo della miscelazione americana alla fine del proibizionismo.

Il distillato madre che ne fa da padrone è ovviamente il Rum, infatti ai tempi se ne trovavano delle vagonate intere, a dispetto del povero whisky che, durante gli anni voluti attraverso il famigerato Volstead Act, ebbe una deblacle importante.

I due “capostipiti” della Tiki Era furono Trader Vic e Don The Beachcomber.

Il primo aprì una serie di locali super fighi in giro per gli USA, il secondo né aprì uno ad Hollywood che divenne mecca di attori, cantanti e altri super vip dei tempi.

Quello che li accomunava era soprattutto l’arredamento di questi locali: maschere, piante, bottiglie, camicie sgargianti, ukulele, collane, fiori eccecc.

Nu Lounge

Roba tipo “sepolti in casa”, ma con uno stile tutto particolare.

Per il resto si odiavano a morte e si rubavano i drink di nascosto. Un grande classico.

Il discorso sulla Tiki Era dovrebbe essere molto più complesso, però mi fermo qui sennò vado fuori tema e il mio editor si arrabbia.

Se però volete approfondire questo meraviglioso mondo vi consiglio di consultare il blog di Gianni Zottola, barman espertissimo della materia.

L’ultima cosa da accennare è che i tiki sono stati negli anni dimenticati, a favore di bottiglie svolazzanti e altre tipologie di miscelazione, ma si sta avvertendo una costante e decisa riscoperta di questa straordinaria fase, e il Nu Lounge ne rappresenta la degna manifestazione.

Il padrone di casa del Nu Lounge è Daniele Dalla Pola, nome importante nel mondo dei drink, in grado di creare questo angolo polinesiano a Bologna attraverso una costante ricerca sulla cultura Tiki e soprattutto attraverso tanti, tanti, tanti viaggi.

Ma veramente tanti viaggi.

Nu Lounge

DDP nello splendore della propria sobrietà.

La cosa che mi ha affascinato molto del “bere tiki” è che non vi è una ossessione verso la perfezione assoluta.

Ovviamente il drink ha le sue quantità e le sue accortezze, però viene privilegiato il sapore, il gusto e la vista.

Quindi possiamo osservare ombrellini, bicchieri ricavati dentro a degli ananas, cannella incendiata, noci di cocco spaccate con machete giganti oppure drink creati dentro a dei bauli con ghiaccio secco che fuma da tutte le parti.

Nu Lounge

A proposito dei bicchieri è degno di nota guardare attentamente le tipiche “tiki mug” che fanno capolino in ogni angolo del locale.

Queste mug sono i tipici boccali in cui vengono serviti i cocktail tiki, e hanno ottocentoquarantaseimila forme: dalla classica testa dell’isola di Pasqua, alla faccia di Elvis Presley o di Donald Trump, pappagalli, teschi e altre faccine non raccomandabili.

Nu Lounge

Insomma, l’idea che sto cercando di trasmettere in queste righe è che se vi trovate al Nu Lounge vi trovate in un vero e proprio party caraibico sotto i porticati bolognesi.

Il Nu Lounge è addobbato a festa tutti i giorni, dietro al bancone troviamo dei ragazzi super in gamba (Ciao Kevin! Ciao Elis! Ciao Niko!) che riescono a soddisfare i palati più esigenti.

Nu Lounge

I ragazzacci dietro al bancone

Tra cui quelli del sottoscritto.

Infatti il Nu Lounge è praticamente la prima tappa che facciamo ogni volta che decidiamo di spostarci dai cugini bolognesi, ed è obbligatorio ordinare come prima cosa un bel Martini.

Sì, un intramontabile Martini.

Perché i ragazzi non creano solo drink polinesiani e i loro vari twist (ricorda: twist = modifica, io ci ho messo mesi prima di capirlo) dolci e saporiti, ma hanno anche la ottima capacità di miscelare i più classici dei classici.

Tra l’altro il Martini che servono è semplicemente stupendo: ti portano la canonica coppetta gelata con all’interno lo squisito equilibrio da gin e vermut, ed affiancano a ciò una sorta di contenitore di vetro, appoggiato su ghiaccio pilé, in cui vi è il resto del Martini.

In modo tale che non si riscaldi mai più di tanto. Geniale.

Se però vi fidate di Ame Al Bar, assaggiate una originale Pina Colada, preparata con latte di cocco (non Malibù, per carità) ananas frullato e ottimo rum.

“Piccola” particolarità: al Nu Lounge si può scegliere il proprio rum da una bottigliera che ne contiene più di duecento, quindi non fermatevi al classico Zacapa (buonissimo per carità) ma fatevi guidare in una vera e propria degustazione di questo incredibile distillato.

Altra caratteristica molto interessante è la preparazione dei prodotti: a titolo di esempio prendiamo l’orzata.

I più si prendono su, vanno al supermercato, trovano quella che costa di meno e la mettono dentro al carrello.

Al Nu Lounge invece troviamo una ricetta super segreta (non è vero, la dicono a tutti se la chiedete) e preparata con cadenza quasi quotidiana. Vi lascio immaginare i drink preparati con quella orzata cosa devono essere.

Sono in vena di consigli: osservate bene il menù che vi consegnano appena entrati, però se fossi in voi mi fionderei su uno squisito Missionary’s Downfall, che non è il nome di un vecchio e scadente telefilm irlandese, ma il risultato dell’unione di ananas, menta, lime, miele, peach brandy e ovviamente Rum Bacardi Carta Blanca.

Nu Lounge

Il perfetto sostituto di un classico mojito.

In seguito non potete perdervi il loro Mai Tai, con un squisita combinazione di vari rum e altri ingredienti super segreti e super buoni. (MAI TAI—ROA AE!, trad= buonissimo, incredibile, eccezionale in tahitiano)

Nu Lounge

Infine, giusto così per gustarvi anche il brivido di perdere la patente (scherzo, non guidate se dovete bere), buttatevi su uno Zombie.

La storia di questo tiki cocktail è stupenda, vi accenno solo che Don The Beachcomber quando se lo inventò nel 1936 lo aveva creato per aiutare un cliente che lamentava un dopo sbronza potente.

Peccato che dopo averne bevuti un paio il cliente accusò di essersi tramutato appunto in uno zombie: tutta colpa della dolcezza e della frutta del cocktail, in grado di nascondere una botta alcolica non da poco.

Il saggio Don e anche il saggio Daniele hanno limitato obbligatoriamente la vendita di Zombie a 2 a persona, non di più se no ci rischieremmo di trovarci in una puntata di The Walking Dead e non ne abbiamo voglia viste le ultime stagioni noiosissime.

Nu Lounge

Una sera al Nu Lounge con i miei amici non abbiamo rispettato del tutto la regola e non è stato bello il giorno dopo.

Chiudiamo l’articolo con un veloce accenno al nuovo arrivato in casa Nu Lounge: il Foodies!

Nu Lounge

La parola chiave di questo localino creato alla distanza di ben 100mt dalla “sede” è una sola: Bloody Mary.

Infatti Foodies rappresenta una vincente scommessa sul creare il primo Bloody Mary bar italiano.

Nu Lounge

Si possono assaporare più di 15 varianti, dalla classica versione fino a quella in cui si utilizza il consommè di manzo.

Io devo dire la verità non ci sono ancora stato, ma spero che creino per l’occasione la versione che piace di più a me, ossia questa. 

Concludo: il Nu Lounge a Bologna, con Daniele Dalla Pola e il suo staff, è una tappa irrinunciabile se volete scoprire un mondo tutto nuovo fatto di drink, sapori, conoscenze e sorrisi.

W i Tiki, W Bologna e W il Nu Lounge!

Cheers!

AA

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  • bague or blanc imitation

    So many thanks for this. Barbara Lee is a magnificent American with great perception, intelligence, wisdom and courage. I hope there are more thinking legislators with foresight coming along like her.

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