Carlo&Camilla in Segheria: esperienza mistica

By 7 Aprile 2017Locali

Continuando a crearmi nemici nel mondo della miscelazione, oggi vi propongo una veloce recensione di un localino “piccolo e simpatico”: Carlo&Camilla in Segheria, dislocato nella bella Milano, precisamente in Via Meda 24.

Carlo&Camilla in Segheria

Logo del locale.

Io ho il senso dell’orientamento di un riccio su una statale, però con un paio di Martini riesco a trovare sempre la via di casa, in un modo o nell’altro.

Per evitare di mandarvi in zona Sesto San Giovanni affidatevi al buon vecchio google maps che non sbaglia, quasi, mai.

Carlo&Camilla in Segheria (d’ora in avanti “C&CinS”, che sembra un po’ una formula chimica ma vabbè) è un vero e proprio tempio per noi poveri baristi di provincia.

All’interno infatti possiamo dire CIAO a Filippo Sisti, ragazzo poco più che trentenne che ne ha combinate di tutti i colori in giro per il mondo, e che, di conseguenza, ti fa rimuginare sul fatto che tu a 27 chiedi ancora la “paghetta” alla nonna e la cosa migliore che hai combinato negli ultimi mesi è questo blog.

Carlo&Camilla in Segheria

Lui è Filippo. In primo piano un suo drink con una cialda di riso sopra. BUM.

Filippo Sisti, come viene descritto nel sito del ristorante/cocktail bar, è un vero e proprio talento, per fare un  paragone veloce fatevi venire in mente Varenne nel mondo della equitazione.

Carlo&Camilla in Segheria

Il cavallo Varenne felice di trainare un nano alle sue spalle.

Dai banconi bar di quei simpaticoni dei yankees fino ad arrivare a quelli dei tanto adorati cugini francesi, Filippo è riuscito ad evolvere e a mettere in pratica una propria visione di miscelazione.

In parole povere, non è che è bravo perché fa dei buoni spritz.

E’ bravo perché appena sorseggi un suo drink succedono nell’ordine queste cose:

  • Le papille gustative non capiscono più qual è il nord e qual è il sud
  • Cominci a cercare di ricollegare dei sapori ma vattelappesca se ne centri anche solo uno
  • Non capisci se è di tuo gradimento o meno
  • Due secondi dopo capisci che è molto di tuo gradimento
  • Esclami involontariamente un “CAZZO” molto sentito.

Il grande segreto del bar di C&CinS è la continua e spasmodica ricerca dei prodotti base e dei loro vari accostamenti.

Ai limiti di una sindrome ossessivo/compulsiva.

Prodotti reperiti da ogni angolo della terra, infusioni superlative, dosaggi perfetti e bilanciamenti degni di un chimico laureato ad Hardvard.

A questo riguardo fa impressione buttare un occhio sulla bottigliera che è alla spalle dei ragazzi: non vi si trova, infatti, la tipica svagonata di gin, una miriade di vermut che prendono il sole, le solite bottiglie di vodka una sull’altra e tutto quello che possiamo ammirare in un classico “cocktail bar”.

Al C&CinS si possono contemplare “poche” (nei limiti) e precise bottiglie.

La scelta appare decisamente ridimensionata e questo per un semplicissimo motivo: si sa quello che si fa, senza improvvisare nulla e senza impressionare il cliente con nomi di bottiglie altisonanti.

Tutto quello che serve per lavorare al C&CinS sono la conoscenza e la curiosità, cose non proprio facili facili da trovare oggigiorno.

Altro elemento imprescindibile che caratterizza questo super locale milanese, e che ne ho già accennato in un mio precedente e bellissimo articolo, è la totale contiguità tra il bar e la cucina.

Questi due mondi, così distanti ma così sinergici (oggi ho fatto colazione con latte e Treccani) al C&CinS risultano in simbiosi totale.

Il bar utilizza infatti delle preparazioni assurde, ben oltre gli esasperati home-made che troviamo ovunque in questi ultimi periodi: si possono ammirare delle cotture in forno oppure in padella, fino a vedere strumenti utilizzati tipicamente dagli chef stellati.

Questo accostamento tra la cucina e il bar riesce a produrre un nuovo mondo di sapori e di combinazioni che, fidatevi, le vostre papille gustative non hanno MAI testato.

La cosa che mi fa imbestialire di brutto in tutto ciò, è che i ragazzi dietro al bancone non sono solo molto bravi in quello che fanno, ma sono pure simpatici.

Ho avuto la fortuna di mettere piede al C&CinS un paio di volte, sempre con la mia inseparabile ragazza, che è una vera conoscitrice del settore, non come quel deficiente del sottoscritto, e ci siamo sempre persi in mille chiacchiere mentre guardavo rapito i gesti perfetti e sincronizzati dei due barman.

A questo riguardo devo fare una menzione d’onore a Federico Volpe: bravo barman, bravo ragazzo e bravo “storyteller”:  ha avuto il grande merito di farci sentire ogni volta a casa nostra quando, in verità, ci si trovava in uno dei locali top del nord Italia.

Carlo&Camilla in Segheria

Lui è Federico. Gli ho rubato una foto da FB spero non si offenda.

Personal Experience:

Per farvi capire al volo cosa dovete aspettarvi nel momento in cui decidete di accedere al mondo di C&CinS, vi propongo la nostra personale esperienza:

  • Si supera la soglia e venite colpiti dalla sala principale, area completamente diversa da qualunque altro ristorante in cui siete mai stati.

Carlo&Camilla in Segheria

  • Vi sedete nella “spazio” bar, come il resto del locale con arredamento post industriale, “cheap&chic” come dicono quelli bravi.
  • Le cameriere e i camerieri vi trattano come se fosse arrivato lo Scià di Persia: sorrisi e gentilezza a vagonate.
  • Dopo aver ordinato un drink di cui non conoscete nemmeno un ingrediente, a meno che non abbiate studiato chimica/biologica/antropologia/tuttologia, vi arriva un piattino gourmet con degli assaggini sopra (in cucina c’è uno scarso che sovrintende i lavori, credo sia quello che da il nome al locale ma non sono sicuro, devo approfondire).

Drink e piattini gourmet. Dentro a quei panini credo ci sia una sorta di droga, ne avrei mangiati un quintale. Cosa che poi è avvenuta.

  • Dopo aver fatto gli gnorri (trad= persone che fanno finta di nulla) guardando i baristi lavorare, assaggiate il vostro drink, a questo punto vi faccio riallacciare con i punti descritti più sopra nell’articolo.

Personalissimamente (non si può sentire ma non ho voglia di cambiarlo, ciao), quando sono arrivato al C&CinS avevo già frequentato un paio di locali, indi per cui avevo già bevuto un paio di cosine.

Per inciso dei Martini (non so se si sia capito, ma a me piacciono molto).

Visto che non volevo violentare più di tanto il mio stomaco, ci tengo a precisare la mia situazione alcolica al buon Filippo, questo per tentare di metterlo almeno un attimo in difficoltà.

Infatti per qualunque cliente che ha bevuto dei Martini, appare un po’ difficilotto soddisfarlo con dei drink diversi.

Questo per innumerevoli motivi, primo fra tutti il fatto che il Cocktail Martini è letteralmente innarivvabile.

La difficoltà del nostro barista è durata 0.5 nano secondi: mi ha guardato con aria di sfida, tipo film di Sergio Leone, chiedendomi se avevo il fegato di provarne uno particolare.

Sfida raccolta dal vostro blogger preferito senza battere ciglio: il cocktail Martini  preparato era buono, equilibrato e diluito al punto giusto.

Ma…..piccola variante.

Nel vermut c’era in infusione un Parmigiano Reggiano 36 mesi. SBARABAM.

Forme di Parmigiano Reggiano. Magari non le avevate mai viste. Eccole qua.

Al primo sorso non ho sentito nulla, devo dire la verità, ed infatti ero un po’ diluso.[DILUSIONE DI DILUDENDO]

Il bicchiere però, mano a mano che lo tenevo tra le dita, portava a temperatura ambiente il distillato principale e con ciò sprigionava in maniera delicata ed elegante il sapore e i profumi del Parmigiano Reggiano.

E’ stato tutto molto bello.

Quando era ora del commiato finale, si è finiti a fare chiacchiere sul più e sul meno.

In parole povere si è finiti a parlare come al solito di alcolici.

La cosa che mi ha fatto più specie è stata la ingegnosa spiegazione dei modi e delle tecniche con cui si procede ad infusione presso il C&CinS.

Ma più dei tempi, dei grammi e delle tecniche utilizzate per creare questi sapori incredibili, quella sera sono stato colpito dallo scintillio negli occhi del buon Filippo.

In quello scintillio ho potuto carpire un concetto (incredibilemavero): dietro al mega carrozzone del C&CinS, in cui ogni aspetto è curato alla minima perfezione, c’è solo un ragazzo poco più grande di me, con una curiosità smisurata verso il prodotto di base e il modo corretto per maneggiarlo.

In conclusione auguro a Filippo, ma anche a Federico e a tutti i componenti dello staff del C&CinS che questa curiosità non si esaurisca mai!

Prossimo giro un Martini al gorgonzola!

Dajje tutta!

Cheers!

AA

Raccontaci la tua opinione!