Cosa ci manca dei nostri amati cocktail bar?

By 27 Marzo 2020Locali

L’altra sera eravamo immersi nella più classica delle ultime mode: fare aperitivo insieme via Skype.

Ma eravamo chi? Io e Paolo.

Who is Paolo? Collega, amico, consulente, compagno di sbronze, cliente ecceccecc.

Ecco Paolo

Com’è fare aperitivo via skype?

Tutti quanti si fanno i selfie, che bella la tecnologia, almeno ci vediamo e blablabla.

A noi, invece, fa proprio schifo.

Durante la conversazione con Paolino (il diminutivo è solo di nome, è alto 2 metri) ci siamo proprio chiesti:

MA COSA CI MANCA DI PIU’ DEL BAR?

Da qui in poi mi scanso, e lascio proferir parola al mio amico che mi ha scritto queste due righe.

Paolo non ha paura delle tigri, figuriamoci scrivere su AmeAlBar

Mi presento: mi chiamo Paolo e sono il secondo di tre figli….

No, troppo lungo e soprattutto incredibilmente noioso.

Mettiamola così: per la stragrande maggioranza della mia vita ho lavorato nell’industria, fino a quando non ho deciso di seguire la mia passione.

Quale? Beh, se sono qui a scrivere lo avrete intuito: il mondo della miscelazione.

Gioie e dolori di un mestiere tanto meraviglioso quanto difficile.

Stare in piedi ore intere.

Sopportare le richieste più assurde.

Clienti maleducati.

Orari improponibili.

Da qualche settimana, invece, niente bar, niente cocktail, nessun cliente antipatico.

La domanda quindi nasce spontanea: cosa ci manca di più?

Affumicare delle Matrioske? Magari sì

Come cliente posso dare una risposta abbastanza scontata che però racchiude praticamente tutto: IL BANCONE.

Cioè proprio l’oggetto BANCONE, sia ben chiaro.

Quel meraviglioso arredo di legno, di marmo o di vetro su cui poter appoggiare i gomiti e le nostre quotidiane frustrazioni.

Giornata particolarmente difficile al lavoro?

Litigio con la ragazza?

Vogliamo solo rilassarci nel week end?

In questo elenco credo di aver tralasciato solo il martedì mattina.

Alla fine nella testa c’è sempre e solo una soluzione.

Entrare al bar, appoggiare la carcassa stanca a bancone, salutare il nostro migliore amico, ovvero il barman, e iniziare a ordinare.

Ma dite la verità, non vi sentite già meglio appena seduti su uno di quegli alti, scomodissimi, sgabelli?

Sapete che da lì in avanti sarà tutto in discesa.

E non c’è bisogno di ridursi come Zio Reginaldo degli Aristogatti per scacciare fantasmi e paure, sia chiaro.

Basta sedersi e salutare. Magico.

Una diapositiva di Zio Reginaldo per chi non avesse avuto un’infanzia

Come barman invece? 

Cosa ci manca di più in queste settimane maledette?

Mettiamoci nei panni di un barista medio:

Sono le 16.30 del pomeriggio.

Tra mezzora devi essere al locale.

Praticamente quando tutti stanno staccando da lavoro, tu lo inizi.

Camicia stirata, pantalone ben piegato, scarpe lucide e la maschera su cui c’è il tuo sorriso migliore.

Sì, perché l’aspetto più complicato è avere il sorriso anche quando non ne hai voglia. Non è sempre così, ma a volte può capitare.

“Siamo attori sul palcoscenico più grande del mondo ed ogni sera cambiamo pubblico”.

Questa la aveva detta qualcuno di famoso probabilmente.

A Paolo piace vivere in maniera spericolata

A volte abbassi la testa per aperitivo e la tiri su che è già passata la mezzanotte.

E quindi, mi chiederete, cosa c’è di bello in tutto questo inferno?

Innanzitutto, la soddisfazione di non aver avvelenato nessuno durante la serata. E non è cosa da poco.

Se sei fortunato qualcuno ti dice: “sai che quello che mi hai fatto era davvero buono?”.

A quel punto l’ego si gonfia e diventa grosso come Arnold Schwarzenegger nel 1977.

Ed infine, i sorrisi.

I sorrisi che regali ai tuoi clienti e che loro regalano a te.

 Momenti di leggerezza e divertimento in una vita sempre più frenetica e convulsa.

Ti bevi l’ultima birretta, spegni le luci, chiudi le serrande, torni a casa.

Mentre ti spogli per guardarti qualche film trash spaparanzato sul divano, ti rendi conto che quando togli la maschera su cui c’è il tuo sorriso migliore, sotto un sorriso c’è davvero.

Questo è il bello dell’essere barman. Questo è il bello del nostro lavoro. Questo è quello che ci manca.

Ma torneremo. Noi barman e noi clienti. Il bancone è sempre lì che ci attende.

Grazie Paolino tvtbxs

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