Daiquiri: semplicità e complessità

By 29 Marzo 2017Cocktail

Volevo iniziare questo blog, e specialmente questa sezione dedicata ai drink, con un cocktail che adoro e che venero, tanto che ho sempre il terrore di prepararlo quando mi trovo su una pedana di un bancone bar: il Daiquiri.

Il terrore di cui parlo deriva dal fatto che, come la maggior parte dei drink che privilegio, questo cocktail è composto solo e semplicemente da tre ingredienti. Rum, succo di lime e zucchero. Fine.

E questo per una persona che non è abituata a bere o a fare da bere può apparire come una combinazione semplice, come fare una pasta con sugo di pomodoro e basilico, per esempio. Che ci vuole.

Invece, proprio come per la umile pasta al pomodoro, ci sono una miriade di accortezze e di astuzie che riescono a rendere l’esperienza di bere un Daiquiri, o una pasta al pomodoro, un momento unico della giornata.

 

Daiquiri

Spiaggia Caraibica trovata a caso.

Non voglio qui dilungarmi sulla storia di questo incredibile cocktail, anche perché si spazierebbe tra ingegneri che si improvvisavano barman/soldati americani assetati a Cuba/naufraghi che anziché acqua trincavano litri di rum+lime+tanto zucchero.

Queste storie sono affascinanti e romantiche, ma la realtà, dal mio umile punto di vista, è che sul tardo ‘800 non vi era ancora una distillazione di rum molto pregiato, possiamo dire che era ancora un po’ “grezzo”, e quindi, come in altri innumerevoli casi, si è cercato di allungarlo con quello che si aveva: zucchero e succo di lime, che ai Caraibi certo non mancavano.

 

La frase da tirare fuori sempre in argomento è una, ed una sola:

Mi mojito alla Bodeguita, mi Daiquiri a la Floridita”.

 

Daiquiri

Immagine del celeberrimo Floridita, recuperata da AIBM project

 

Quel gran geniaccio di Ernest Hemingway nella sua lunga ed avventurosa vita se ne è bevuti parecchi di Daiquiri seduto al bancone del Floridita, apportando delle ulteriori accortezze intelligenti come l’aggiunta di qualche goccia di maraschino (nella ricetta originale) o stravolgendo inserendo succo di pompelmo e una buona dose sempre del suo amato liquore d’origine dalmata.

Daiquiri

Qui possiamo vedere Hernest mentre si approccia al genere femminile grazie ad un tasso alcolemico superiore alla norma

 

 

In questo aumentando la mia (e di altri) convinzione che i cocktail e le miscelazioni migliori che si sono mai inventate sono sempre state apportate da chi la bottigliera la osserva di fronte.

Ad ogni modo, ragazuoli, state accorti quando ne preparate uno: come cercavo di dire all’inizio, tutto sta nel SOMMO EQUILIBRIO tra i tre ingredienti.

Non ritengo che sia sufficiente elencare i cl, ml od once da mettere all’interno dello shaker. Magari quel giorno vi arrivano dei lime più aciduli, oppure lo zucchero utilizzato è di una marca diversa da quella usata di solito e via discorrendo.

L’unica e meravigliosa soluzione è assaggiare nel momento precedente alla shakerata, e agire di conseguenza correggendo picchi di acidità o di eccessiva dolcezza.

Qualche accortezza:

provate a miscelare lo zucchero insieme al lime, in modo che il granulato si sciolga bene nel succo, per poi aggiungere in un secondo momento il rum (buono, mi raccomando ), coppette sempre gelate e shekerata immaginando di avere al bancone il buon “Papa” (soprannome graditissimo dal buon Ernest), e soprattutto di essere in una bella spiaggia caraibica!

Modifiche/Varianti sul Daiquiri:

Personalmente credo che il Daiquiri sia uno dei migliori drink da “twistare”, o come dicono gli italiani “modificare”: a me personalmente piace aggiungerci solo una punta di mezcal per donare un tocco di affumicato e di “macho”, però si è liberissimi per esempio di modificare il semplice zucchero con uno aromatizzato, oppure giocare sul rum utilizzato (anche più di uno, perché no?) o ancora su una possibile crusta da mettere intorno al bicchiere!

L’importante è divertirsi e sapere soprattutto il perché delle cose!

A me, nel mentre, mi è venuta una gran sete, indi per cui….cheers! A presto!

AA

 

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