Elephant Gin: legame tra il Sudafrica e la Germania

By 11 Aprile 2017Prodotti

La giornata campale per eccellenza: le masterclass.

Mi spiego meglio.

In questo periodo di inizio primavera fioriscono gli alberi e crescono le margherite, ma soprattutto fioccano masterclass in ogni dove.

Le masterclass, per i non addetti ai lavori, sono degli eventi meravigliosi in cui viene pubblicizzato un particolare prodotto e se ne degustano le varie proprietà.

Per farvi degli esempi veloci dovete sapere che gli architetti devono andare a formarsi periodicamente presso degli studi polverosi in mezzo a colleghi stanchi e sudati.

Gli avvocati devono tornare sui banchi dell’Università per aggiornarsi su un nuovo Decreto Legge sull’utilizzo dei gabinetti nelle Pubbliche Amministrazioni.

Noi Baristi, invece, andiamo nei locali migliori della Regione a bere alcolici e fare festa.

E’ un lavoraccio, ma qualcuno lo deve pur fare. Lo facciamo per voi, non credete.

Proprio l’altro giorno abbiamo avuto la fortuna di partecipare ad una masterclass incentrata su “Elephant Gin” presso Il Rialto, a Bologna.

 

Elephant Gin Il locale lo conosco abbastanza bene, è una di quelle mete imperdibili se vuoi sorseggiare cocktail degni di tale nome.

Sembra incredibile ma il Rialto è in via Rialto, se vi perdete fatevi due domande.

I padroni di casa, Enrico e Antonio, sono due ragazzi super bravi, che hanno un glorioso passato presso i locali migliori della BolognaDaBar e che hanno deciso di investire su questo progetto.  A occhio e croce la cosa sta fruttando bene.

Ma l’articolo sul loro locale si farà più avanti, non temete.

Normalmente le masterclass nei locali si fanno presso il bancone del locale, ma al Rialto sembrava una cosa troppo scontata, quindi ci siamo spostati in cantina, facendo apparire il tutto un po’ come un ritrovo tra Alcolisti Anonimi.

In questo meraviglioso spazio ha preso parola la bella Katerina Logvinova, brand manager EU di Elephant Gin.

Il Gin in questione, ci viene spiegato, è un classico London Dry prodotto in Germania, ad Amburgo, presso una antica distilleria di Schnapps.

Elephant Gin

Bottiglie di Elephant Gin

La particolarità più spiccata è l’utilizzo di botaniche sudafricane, selezionate a mano per assicurare la più assoluta purezza e genuinità.

Si possono infatti annotare come vengano sapientemente utilizzati ingredienti come il Bucco, l’Artiglio del Diavolo o la Coda di Leone.

Non fate i fenomeni, nessuno aveva idea di cosa si stesse parlando.

Grazie a Dio ho recuperato i fogli che la gentilissima Kate ci ha girato, quindi con certezza matematica posso dirvi che:

  • Il Bucco (meglio, “pianta Buchu”) non è una parolaccia ma è una sottospecie di ribes nero, una sorta di pianta che si raccoglie nelle montagne del Sudafrica occidentale.
  • L’Artiglio del Diavolo non è uno strumento per la magia nera ma una pianta erbacea con delle incredibili proprietà curative.

(Vieni amore, hai la febbre, ti curo io con L’ARTIGLIO DEL DIAVOLO, mah)

  • La Coda di Leone non è un trofeo dei bracconieri che purtroppo imperversano in Africa ma è una bella pianta che produce fiori arancioni e dona al gin una accentuata nota erbacea.

Altra botanica molto importante, e che la Kate ci ha fatto assaggiare, è la polvere di Baobab. Il baobab, sapevatelo, produce infatti un frutto intriso un sacco di vitamina C, tre volte in più di una normale arancia.

Quindi a dicembre quando vi viene il raffreddore attaccatevi ad un baobab e ciucciatelo tanto.

Elephant Gin

Foto di Baobab + Elefante + Savana

Per produrre questo Gin vengono utilizzate anche delle “normali” mele (conoscete le mele? Sono quei frutti rossi/verdi/gialli che crescono sui meli) che circondano la distilleria ad Amburgo, donando al distillato una nota fresca e leggermente acidula.

Elephant Gin

Questa è una mela.

La cosa che secondo me è la più figa di tutto il discorso su questo Elephant Gin, è il suo spiccato “ambientalismo”.

Infatti addirittura il 15% degli incassi di questo distillato (non è poco, per niente) vengono girate a due associazioni (Big Life Foundation e Space for Elephants) che promuovono la conservazione della delicata natura africana, in special modo i tanto cari elefanti.

Elephant Gin

Elefante bello incazzato

Per sottolineare ancora di più questa vera e propria dedizione alla natura, ogni “batch” di produzione viene dedicato ad un singolo elefante con un preciso nome di battesimo.

Ieri, per esempio, abbiamo finito una bottiglia di Elephant Gin brindando in onore di Philips, che sarà stato sicuramente molto felice di questa cosa.

Nota negativa: le bottiglie sono fatte artigianalmente, e lo spago che tiene fermo il tappo di sughero (proveniente dal Portogallo, raccolto ogni 7 anni) viene legato a mano per ogni singolo lotto.

Questo lavoro viene fatto DA UN UOMO SOLO. Questo povero cristiano (è un modo di dire, non fate i pignoli) è stato assunto solo per fare nodi e alienarsi totalmente dalla società.

Spero almeno che prenda un buon stipendio.

Tornando al prodotto vero e proprio, Elephant Gin risulta ricco di botaniche particolari, sapientemente utilizzate, in grado di creare una buona armonia.

Il ginepro si perde un po’ rispetto alle altre botaniche, cosa che a me normalmente non fa proprio impazzire, però devo dire che quando l’ho assaggiato dentro ad un Martini Cocktail ci stava tutto: il bouquet di sapori e di profumi era delicato ed elegante.

Elephant Gin viene importato da Compagnia dei Caraibi e per assaporarne il contenuto dovete sganciare tra i 25 e i 30 euro all’incirca.

Non fate i ragni, non state mica bevendo la benzina che trovate in discoteca suvvia (non me ne voglia la Sign.ra Discoteca, adoro i vostri gin tonic con due cubetti di ghiaccio, smack)

Ultima annotazione: Elephant Gin produce anche uno Sloe Gin.

Elephant Gin

Il grosso problema di questi prodotti è che risultano spesso molto dolci e molto poco alcolici.

Elephant Gin ha deciso quindi di lavorare sugli estremi: 35 gradi alcolici, che è il massimo consentito per essere definito Sloe Gin, e 100g per litro di zucchero, che è il minimo per il disciplinare di riferimento. Sagaci.

Nel complesso (perché ci siamo pure bevuti questo, non ci si fa mancare nulle alle masterclass) risulta acidulo al punto giusto, alcolico al punto giusto ma in particolare appariva duttile per una possibile miscelazione.

In conclusione: gran bel prodotto.

La frase all’inizio del volantino che ci ha dato la brava Kate appare evocativa per l’ispirazione che ha portato alla distillazione di Elephant Gin:

 “L’aperitivo serale, dopo una giornata passata nelle savane africane, destina Elephant Gin sia agli avventurieri amanti della fauna selvatica, come anche agli esploratori urbani”.

Le ultime savane che ho visitato erano intorno alla provincia  di Brindisi, però sicuramente la fauna selvatica che si può trovare in un locale alle due di notte si avvicina di molto a quella sudafricana.

Indi per cui, come ormai tradizione, chiudo con un:

Viva l’Africa, Viva Elephant Gin e soprattutto Viva gli elefanti!

Ps. Ad ogni modo non posso dimenticare che questo è un gin tedesco…e quindi…taaaac 

Cheers!

AA

 

 

 

 

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