Gin Day: la classifica di Luigi Stocco

By 14 Settembre 2018Eventi

Veloce introduzione: io e il fedele collega Luigi Stocco siamo stati lo scorso lunedì al Gin Day (di cui puoi trovare tutte le informazioni cliccando qui) in cui abbiamo avuto la fortuna di bere tanti nuovi prodottini che troverete presto su tutti gli scaffali italiani.

Mentre tornavo indietro ho poi chiesto a Luigi di farmi una sua personale “classifica” su quello che avevamo testato durante il giorno, ed se ne è venuto fuori con questo articolo stupendo!

Buona lettura!

Foto presa dalla pagina facebook del gin day

Adamus:
Qualche tempo fa la ragazza di mio fratello lavorava in una profumeria e quindi io avevo tantissimi profumi a prezzi scontatissimi, tendenti a zero.
Perché parlo di questo?
Perché questo gin mi ha fatto tornare in mente quei periodi in cui potevo cambiare profumo in base all’orario, in base all’occasione e in base ai vestiti che indossavo.
Poi mio fratello l’ha lasciata ed io ho smesso di avere questi bonus quindi ho iniziato a pagare di tasca mia i profumi.
Perché non ho ancora parlato del Gin? Perché questo non lo considero nemmeno un gin, andrebbe imbottigliato e vaporizzato sui polsi e sul collo.
0/10 se parliamo di gin
8/10 se parliamo di profumo

Bottiglia molto sobria del gin Adamus. Quello sopra è un enorme tappo di sughero, costerà tipo 6 euro.

Amazzoni gin:
Ogni paese ha un distillato caratteristico: l’Italia ha la grappa, la Scozia ha il whisky ed il Brasile la cachaça.
Ogni tanto si tenta di andare oltre a questi dogmi e si tenta di sentirsi solo cittadini del mondo quindi nasce una distilleria di Gin in Brasile.
A volte però bisogna fare un passo indietro, scusarsi con tutti, alzare una mano e dire “no, scherzavo”.
Questo è uno di questi casi perché non più che un gin mi sembra un negozio di fiori: troppi profumi che non hanno nulla a che vedere con il Gin.
In Brasile si distilla in maniera splendida la canna da zucchero, perché cambiare?
5/10

Amazzoni gin all’interno di un classico tonico. 

Bathtub Sloe Gin
Sono sempre incuriosito dagli Sloe Gin perché ad oggi ne conto veramente pochi che mi hanno entusiasmato e quindi mi sento come Indiana Jones che cerca il tesoro dei Nazisti.
Al GinDay non ho trovato i forzieri ma sento il rumore delle monete che cadono.
La gradazione alcolica è piuttosto alta (33,8%) e il grado zuccherino è piuttosto basso quindi permette di usarlo in miscelazione.
Non ne comprerei un silos ma ci stiamo avvicinando all’arca perduta. Ci siamo quasi, me lo sento.
6/10

Fotografare bottiglie tenendole con la propria mano è il trend di fine 2018 inizio 2019, aggiornatevi.

Roku gin:
In Giappone ci sono le migliori acque del mondo e per quanto fare dell’ironia sui clienti che bevono acqua sia sempre bello, per produrre il Gin è fondamentale.
La bottiglia è esagonale ed infatti non a caso le botaniche nipponiche  “aggiunte” a quelle più canoniche sono sei.
Senza dilungarsi troppo, il gin risulta equilibratissimo e con una spiccata vena agrumata.
Nel complesso è una bottiglia ben fatta (citando il ragazzo dello stand: “bottiglia fighissima”) e il contenuto è buono.
7/10

In effetti la bottiglia è veramente figherrima.

Major Dry Gin:
Vedendo solamente la bottiglia non mi aspettavo nulla di buono.
Onestamente non sono uno che guarda troppo all’estetica ma più al contenuto: per Dio mi bevo il gin, non il vetro.
Qui però devo ricredermi, tanto brutta la bottiglia di quanto buono il Gin: equilibrato, senza fronzoli e con un ginepro importante che sbuca nel mix delle botaniche.
7/10

Major Dry Gin, benvenuto!

Piucinque gin:
Abito a Ferrara da un qualche anno e nel tempo ho capito che ci sono pochi capisaldi nella cultura estense: il castello, i cappellacci di zucca e la SPAL.
Che connessione c’è fra queste cose e questo gin? I cappellacci di zucca vengono serviti da secoli con burro fuso e salvia e proprio quest’ultima è una botanica del piucinque gin.
Personalmente mi ha impressionato per l’equilibrio fra le note balsamiche ed agrumate che però non sovrastano quelle del ginepro, perché ricordiamolo il ginepro si DEVE sentire.
8/10

La bottiglia “Piu’Cinque”, il suo creatore Andrea ed il mio bellissimo polso che ruba la scena a tutto.

Ginepraio:
Ne sentivo parlare da parecchio tempo ma non mi era mai capitato sotto mano.
Di solito quando qualcosa va in sovraesposizione mediatica tende a non piacermi forse perché ho delle aspettative alte che vengono immancabilmente deluse.
In questo caso però ho capito perché ne parlano tutti e tanti lo usano: è proprio un gin ben fatto.
Il nome descrive benissimo il contenuto perché ci si trova davanti ad un ginepraio. Il gin è veramente buono e mi riporta indietro di qualche anno, quando i gin sapevano da gin ed i profumi erano negli scaffali delle profumerie.
8/10
Beefeater:
parliamo della storia del gin. Quando spiego a mia madre cos’è il gin descrivo proprio il Beefeater base e quando ho voglia di un GinTonic nudo e crudo ordino un beefeater Tonic, con buona pace dei mille gin usciti negli ultimi anni.
8/10
La versione 24 è decisamente più morbida ed il numero 24 sta proprio ad indicare le ore di infusione delle botaniche prima della distillazione. Quest’ultime sono quelle classiche del LondonDry alle quali vengono aggiunta una miscela di té rari.
7/10
L’ultimo arrivato in famiglia è il Borrough’s reserve. Con una sorta di humor inglese l’ultimo arrivato è la versione invecchiata.
Io non farei mai un gin tonic con questo gin ma piuttosto lo tratterei come i distillati più nobili perché ha molto da dire e se proprio non si vuole bere come un Rum lo addolcirei al massimo.

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  • Daniele camuso ha detto:

    Bell articolo ..premetto di aver assaggiato Adamus il primo gin citato ….non mi trovo particolarmente d accordo Con la tua critica….ho avuto modo di conoscere la distilleria levira …e lavorano piuttosto bene …comunque è sempre bello un Confronto per capire se il gusto sia sinonimo di qualità !
    Mi piacerebbe sapere gli altri users cosa ne pensano
    Complimenti per il resto a presto !

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