Introduzione tutto sommato veloce e….prima recensione

By 30 Marzo 2017Locali

 

Questa è la sezione che più mi fa spaventa … perché ergersi a recensore di locali è un gran casino. I consigli ricevuti in questi mesi sono stati infiniti: si passa dal suggerimento su come bisognerebbe essere sempre crudele e spiattellare il fatto che il barista mi ha servito il drink senza tovagliolino o che nel bagno manchino gli asciugamani di seta, arrivando al parere su come bisognerebbe essere un po’ come la gloriosa democrazia cristiana: incensare i lati positivi e glissare totalmente su quelli negativi. Come sempre la verità la si può ritrovare solo nel profetico mezzo, ma il timore di cui parlavo rimane alto per una elencazione infinita di motivi, tra cui:

  • Non sono nessuno per giudicare
  • I primi due locali che frequento la sera sono ok, dal terzo la faccenda si fa più complicata
  • Non ho fatto corsi/scuole/training spirituali/ diplomi/ lauree in mixologist ecc.
  • Non ho ancora ben capito la differenza tra un pot-still e un alambicco a colonna discontinua per inserire orzo maltato raccolto da una particolarissima porzione di territorio dotata di una peculiare ossigenizzazione che si trova vicino ad Inverness
  • Ho la paura di ritrovarmi degli energumeni che mi possano gambizzare sotto casa
  • Ho la ancora più grande paura che i locali non mi facciano più da bere
  • Che non sono nessuno per giudicare l’ho già detto?

AD OGNI MODO, visto che il blog è mio e ci faccio quello che voglio io, SCRIVERO’ LO STESSO DI LOCALI, o almeno ci si tenta, suvvia.

Ennesimo grosso problema che mi sono posto stamattina tra le 8.35 e le 8.37 è stato quale locale doveva finire per primo sotto le mie grinfie. Questo è perché di posti in cui ho mes
so i gomiti al bancone sono veramente tanti, spaziando dai magnifici locali di Trieste dei miei amici Giacomo e Damiano, ad arrivare alla miriade di vere perle che si possono trovare a Firenze, fino ad arrivare nella Disneyworld per i barman: Milano. Senza dimenticarsi degli amati cugini di Bologna.

Ma il punto di partenza di questo diario/blog/pagina/sito/queldiavolocheè deve essere imprescindibilmente (ci ho messo un minuto a scrivere questa parola) la mia città natale: FERRARA.

Castello di Ferrara, foto a caso.

Ho iniziato la carriera dietro al bancone ormai 6 anni fa e la situazione era ben diversa da quella attuale. Mojito, cubetti, long Island, quel robo verde al melone di cui non ricordo il nome erano la norma.

 

Il drink verde di cui parlavo in tutta la sua bellezza e semplicità.

Come la norma erano i sorrisi, le sbronze moleste, gli shottini colorati e le risate sguaiate. Il moscow mule non si era mai sentito e i cetrioli erano solo nel cheeseburger del McDonald, il jigger veniva utilizzato per appoggiarci le uova sode e si shakerava nei bicchieri di servizio (pratica meravigliosa).

Adesso la situazione è un attimino cambiata, ma secondo me non bisogna arrivare a giudicare se in bene o in male, semplicemente è cambiata: la consapevolezza del bere, di che prodotto si sta ingurgitando, la competizione verso la specializzazione dei vari brand e distillati, l’attrezzatura scintillante, sono solo una frazione di innumerevoli sfaccettature che attestano la rinascita della grande arte (UAO) del bere miscelato. YEAH.

Ps. Sorrisi, sbronze, e il robo verde che non ricordo il nome ci sono ancora eh, grazie a Dio.

Primo Locale! Yeah! :

Il primo locale da “recensire” (mi vien da ridere solo a scriverlo) è quello che ho frequentato giustappunto ieri sera.

Non solo perché lo trovo veramente un posto fiko, ma anche perché ci lavora un mio amico molto fiko. S

i colloca in pieno centro a Ferrara, e, a dire tutta la verità, mi nasce e mi cresce ristorante:

il nome di battesimo è OSTINATO.

Come nelle maggiori capitali europee si è voluto affiancare alla cucina un bel bancone, una bella bottigliera e soprattutto dei buoni drink.

Non esiste cosa migliore che aspettare il proprio tavolo con un cocktail martini in mano (ognuno ha le proprie passioni, che ve devo dì).

Il locale è stato completamente ristrutturato, con un ampio spazio per la sala ristorante e un angolo comodo dove sorseggiare le combinazioni di sapori create dal barman Nicola Griffante (il mio amico molto fiko di cui sopra).

La drink list è variegata, spazia dalla proposizione di grandi classici come il Martinez a delle rivisitazioni di Mojito molto fresche, molto estive e molto OSTINATE. A tal proposito infatti non può non essere menzionata una superba combinazione di basilico, pomodorini, rum e una leggera e saporita spuma di bufala.

Alla domanda fatta al barman: ma dove le recuperi ste idee, la risposta non può che essere più chiara: 

“boh, mi drogo solo tantissimo” cit. 

 

 

Qui possiamo osservare Nicola ad una gara chissà dove in giovane età. Adesso è diventato più grande ed è anche più bello.

La sincerità è sempre apprezzata in questo blog.

Altro vero e proprio cavallo di battaglia è “Être”: delicata via di mezzo tra un negroni ed un americano con una gigantesca sfera di ghiaccio aromatizzata allo zafferano all’interno.

Drink che è valsa la partecipazione del nostro bravo barista alla competizione della Campari di qualche mese fa.

Il sapiente utilizzo di prodotti naturali, di erbe e di spezie fa quasi venire giù il muro che divide la postazione cocktail con il resto della cucina.

La sinergia e la complicità tra i due mondi può fare venire fuori delle cose speciali (in tema si v. Filippo Sisti @ Carlo&Camilla in Segheria).

Consiglio: siate uomini e provate la versione del Bloody Mary con un affumicatissimo mezcal infuso con habanero, vi svolta decisamente la giornata.

Concludo perché sennò vi annoiate.

Il locale è bello, molto. E’ ampio, molto. E’ illuminato bene, molto. I drink sono buoni, molto. La cucina ha tutto l’aspetto di essere bella incazzata: i prezzi sono decisamente onesti e le combinazioni vincenti.

Non vi ritroverete davanti a quei menù tipo “Spaghetto di zucchine e soia su letto di acciughe dell’Atlantico meridionale pescate adesso, accompagnato da un uovo di Dodo resuscitato”.

Bigoli al ragù d’anatra e via andare. Qui si mangia e si beve bene.

Da annotare la superba partecipazione del celebre sommelier Luca Gardini nella scelta degli ottimi vini e dell’altrettanto celebre chef Marcello Leoni che ha curato i piatti in sala.

Avanti Ostinato! In bocca al lupo! E grazie per esserti sottoposto alla mia prima recensione!

Alla prossima!

Cheers!

AA

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