Il Manhattan. L’Equilibrio fatto a Cocktail.

By 23 Ottobre 2017Cocktail

Il Manhattan. Eccezionale miscela di rye whiskey, vermut ed angostura.

Già solo nominarlo mi provoca una voglia incontenibile di prepararlo e berne uno. O due. O tre.

Manhattan

Foto di un Manhattan che fa venire sete.

Drink che come pochi cavalca la sottile linea tra semplice cocktail e mito, fu probabilmente inventato sul finire dell’800 in terre americane, ma con il classico zampino italiano fornito dall’apporto del nostro vermut piemontese.

Si narrano leggende interminabili sulla paternità di questa superba miscela, la migliore è legata a nientepopodimeno che a Jennie Jerome, che così su due piedi non vi dirà nulla (spero), ma fu la madre di Winston Churchill (poi non domandiamoci come mai è venuto su così).

Manhattan

Due Manhattan Winston? Arrivano.

Infatti ai tempi la signora si destreggiava tra alcolici e liquori, divertendosi ad unire diversi sapori e creando vere e proprie specialità alcoliche da servire ai propri ospiti in lussuose feste stile Grande Gatsby.

Manhattan

L’ambiente deve essere stato tra i più raffinati e nobili dell’epoca, e il neo-cocktail appena inventato ne faceva da padrone, tanto da prendere sempre più piede nei vari locali statunitensi fino ad approdare anche sui banchi bar della vecchia Europa.

La fortuna di questo drink, a mio parere, è data dalla inverosimile semplicità degli ingredienti che lo compongono.

Come per altri e veri miti (Americano, Martini, Negroni) non sussiste la necessità di inserire dentro ad un bicchiere 785 distillati, 68 sciroppi e 38 tipi di frutta, ma basta trovare il delicato equilibrio tra 3 unici ingredienti per trovare la sintesi perfetta da bere ad aperitivo. E Jennie o chi per lei ci è riuscita alla grande.

La preparazione è così semplice da risultare imbarazzante:

coppetta ben fredda (inserite all’interno ghiaccio+acqua e siete a posto), mixing glass ben freddo (quel coso che quando tirate fuori i clienti più simpatici esclamano “ohohoh il drink me lo servi qui dentro ohohohno, non fa ridere sapevatelo), unire 5cl di rye whiskey, 2cl di vermut rosso e un paio di gocce di Angostura.

Recuperate il barspoon più lungo che avete e cominciate a muovervi come il druido di Asterix e Obelix davanti al pentolone.

Manhattan

Antesignano degli attuali barman hipster. Mancano solo le bretelle.

Quando la diluizione e Madre Natura hanno fatto il loro dovere, versare nella coppetta e trangugiare.

Sì, sottolineo trangugiare, perché se dovete metterci 23 minuti per bere un Manhattan, questo si scalderà e non sarà più buono e il barman giustamente si arrabbierà senza darlo a vedere.

Piccole precisazioni di carattere tecnico:

  • la famosa ciliegina che sembra venir fuori da Fukushima con il suo bel colore rosso che nemmeno un fanale antinebbia abbaglia così, usatela come biglia al mare.
  • Negli anni i barman si sono un po’ confusi, o meglio, hanno dato la loro libera interpretazione al drink. Nel Manhattan non ci va il Bourbon, ma il Rye whiskey, CHE E’ UN’ALTRA COSA.

Comunque ho sentito voci che siamo in un paese libero, quindi tutti tranquilli che nessuno vi rimprovera se usate Bourbon. Forse io, però chissene.

  • Per aromatizzare maggiormente il drink potete sbizzarirvi con i profumi delle scorzette di agrumi. Strizzatele sopra al drink, inumidite i bordi del bicchiere ed anche lo stelo (le dita del cliente, anche un ora dopo aver finito la bevanda, continueranno a profumare. A meno che non si fumi delle Marlboro rosse allora lì non ci possiamo fare proprio nulla.)

Le varianti da suggerire sono infinite. Passiamo dal Perfect Manhattan (in cui la parte di vermut si taglia “perfettamente” a metà tra rosso e dry) al Tinton, in cui al posto del vermut viene utilizzato un buon Porto.

La migliore però l’ho letta sul libro di Stefano Nincevich (Cocktail Safari, lo puoi ordinare cliccando qui), responsabile iniziative speciali di BarGiornale, in cui viene riproposta la versione “hot” di Dave Arnold, un vero chimico che presta le sue conoscenze al mondo del beverage.

Manhattan

Bella Dave, adesso metti giù quel lanciafiamme per favore…

Questo matto da legare (nel senso buono del termine, non me ne voglia il buon Dave) ha creato una macchina per portare la miscela di whiskey e vermut a temperature altissime (parliamo di 870 gradi centigradi, mica fuffa) con l’obiettivo di caramellizzare gli zuccheri contenuti nell’alcool e far emergere soltanto le note aromatiche.

Insomma, questo per dire che la inventiva umana e soprattutto la sete umana, non hanno confini.

Ora basta scrivere, vado ad ordinarmi uno dei drink più nobili e raffinati del secolo scorso.

W il whiskey, W le ciliegine fosforescenti ed W il Manhattan!

Cheers!

AA

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