Mojito, Mojito, Mojito!!!

By 23 Aprile 2017Cocktail

L’estate si avvicina. Il caldo comincia a farsi sentire. Gli aperitivi durano sempre di più. Le spiagge si popolano. E la sete comincia a crescere.

E quindi cosa c’è di più dissetante e squisito di un bel Mojito?

Mojito

Sia ben chiaro subito: la rondella appoggiata al bordo del bicchiere NO.

Questo drink, bistrattato e miscelato a vagonate, ha una storia alle spalle assai interessante.

Intanto il nome: perché Mojito?

Le risposte sono varie, quella che preferisco è che derivi dalla parola “Mojo”, roba vodoo tipo bambole di pezza piene di aghi e zombie, che sta a significare “piccolo incantesimo”.  Per un approfondimento musicale clicca qui.

Figo eh? Questa storiella potete riciclarvela con la prima ragazza che adocchiate in spiaggia con un Mojito in mano.

La storia: il nostro caro Mojito ci nasce sul tardo ‘800 nei Caraibi e, come ormai avrete capito per la maggioranza dei cocktail, è stato creato per fare di necessità virtù.

Mi spiego meglio: le componenti tutto sommato semplici di questo cocktail sono state miscelate insieme con dei fini quasi “terapeutici”.

Il succo di lime, infatti, era ed è famoso per la sua incredibile ricchezza di vitamine, in grado di combattere il proliferarsi di quella simpatica malattia chiamata scorbuto.

Mojito

Il miglior amico del barman: il lime

Questo malanno provoca delle amabili conseguenze quali gengive sanguinanti, perdita di peso e la grave difficoltà di rimarginazione delle ferite (provate a lavorare ai duemila un sabato sera, tagliarvi per sbaglio perché avete adocchiato la bionda alla fine del bancone e finire a spremere lime, si sentirà cantare l’Aida, assicurato).

La menta, invece, ha delle importanti proprietà digestive e sul finire del XIX secolo veniva utilizzata anche come aroma per tentare di coprire i gradevoli profumi che promanavano dalle navi che viaggiavano per i Caraibi (non tiratemi fuori il pippone sulla hierba buena blablabla che non ne ho voglia, però in pratica è una erba che cresceva a dismisura nei campi di coltivazione della canna da zucchero, ad ogni modo per impazzire tra tutti i vari tipi di menta che madre natura ha offerto clicca qui!).

Mojito

Il secondo migliore amico del barman: la menta

Il Rum era un prodotto particolare, molto rude, spesso veniva allungato con acqua, e veniva chiamato addirittura in un’altra maniera (aguardiente, una sorta di rum non invecchiato).

In più, cari miei ubriaconi, non dimentichiamo che in quelle zone, a cavallo tra ‘800 e ‘900, non se le mandavano certo a dire, e quindi vai di assedi, abbordaggi, pirati, corsari, duelli e casini vari. Per affrontare una vita del genere quale miglior rimedio di scolarsi delle belle dosi di Rum?

Mojito

Pirati a caso che si scannano, spero ubriachi

Il drink è andato via via perfezionandosi, attraverso la distillazione di rum migliori, trovando della menta sempre più saporita, e utilizzando soprattutto dello zucchero squisito facilmente reperibile in ogni dove.

Come ho letto in un interessante libricino di Eric KillKenny, bisogna avere un briciolo di attenzione per la stagionalità: “in estate il sapore del Mojito risulta molto più gradevole, perché la menta è matura e dunque meno amara. Se è Dicembre e non siete a Cuba, fatevene una ragione e ordinate qualcosa d’altro.”

Grazie Eric, grazie di cuore.

Mojito

Il libro di Eric

Il vero guru quando si parla di Mojito è tal Angelo Martinez, che alla Bodeguita del Medio ne sfornava delle vasche intere.

Mojito

Il barman fece il suo, ma il cliente n. 1 che appoggiò i gomiti a bancone e che riuscì a portare nell’olimpo del drink questa ricetta fu….?

Beh ovviamente il nostro amico alcolizzato Ernest Hemingway!

La vecchia canaglia scolava svariati Mojito a sera, suggerendo modifiche e scrivendo nel mentre quel capolavoro di libro che è “Il vecchio e il mare” (momento cultura: dovere morale leggerlo per tutti).

Mojito

Una persona tutto sommato tranquilla.

Come dicevo all’inizio di questo bellissimo articolo, il Mojito è stato un po’ bistrattato negli anni: il sottoscritto pestava come un pazzo tonnellate di pezzettini di lime, ci infilava dentro una dose generosa di zucchero di canna, cacciava dentro rami interi di menta, ghiaccio tritato a macchina e via di rum ad occhio.

Mojito

Uno dei miei primi Mojito al Bar Duomo, Ferrara. Notare: rondella, rami, ghiaccio. Mi prostro alla pubblica gogna.

Questa versione (non fate gli gnorri, anche voi in qualche occasione avrete fatto sti casini) assomiglia molto di più ad una caipirissima, non certamente al mojito preparato con amore dal buon Angelo Martinez.

Andando con ordine vi consiglio quindi di tagliare i lime a metà, spremerli gentilmente con quei simpatici attrezzi chiamati non a caso “spremi lime” (ne vuoi uno? clicca qui!) e di aggiungere due cucchiaini di zucchero.

Che questo sia bianco, grezzo, liquido, biologico, raffinato, di canna, a velo, viola o che ne so, sono problemoni a cui può solo rispondere questo interessantissimo blog.

Come scrivevo per il daiquiri, unite l’acidità del lime e la dolcezza dello zucchero fino a comporre un buon equilibrio tra i due, quindi assaggiate, assaggiate ed assaggiate e fate fare il lavoro sporco alle papille gustative.

Dopo questo passaggio recuperate delle belle foglie di menta e senza star lì a pestarle come dei pazzi, sprigionando quindi tutto l’amaro possibile immaginabile, o ancora peggio, star lì a sbattervele sui polsi, mani, in faccia, adagiatele sul fondo del bicchiere e con la parte finale del barspoon pigiateci delicatamente. DELICATAMENTE.

Poi finalmente arriva la parte alcolica: Rum a piacimento!  Basta che stiate intorno ai 4cl e ve la cavate egregiamente.

Ricordatevi solo che ubriacarsi di mojito non è proprio un’idea intelligente, infatti questo drink nasce come dissetante e corroborante, quindi se volete uccidervi il sabato sera c’è il buon vecchio quattro bianchi più fragola, non assalite il povero barman con le solite richieste tipo “me lo fai più carico?” e compagnia varia.

Altro argomento di discussione infinito tra i baristi è il ghiaccio.

Mojito

C’è chi lo trita a macchina, chi lo distrugge a mano cubetto per cubetto (finendo per anestetizzarsi anche i mignoli), chi utilizza sacchi di juta recuperati sulle Ande e sbattendoci sopra il martello di Thor, o chi, come me, non ha voglia di impazzire e i cubetti di ghiaccio li mette interi.

Le scuole di pensiero sono tante, ognuno sceglie la sua! Viva la libertà!

Infine aggiungere la soda, o l’acqua frizzante (vi prego, non la tonica).

Poi passaggio suuuper importante: la miscelazione.

Con il barspoon, o un cucchiaio se lo fate a casa guardando il tramonto, andate fino alla fine del bicchiere e cercate di portare lo zucchero, il lime e la menta in cima al bicchiere.

Tutto in maniera DELICATA mi raccomando.

Ogni tanto mi capita di vedere baristi che per mescolare un Mojito sembra che stiano immaginando di accoltellare la suocera e non è bello.

Le varianti di questo drink squisito sono pressoché infinite, tanto da far aprire in giro delle vere e proprie Mojiterie (anche se non si può sentire).

Mojito

Mojito Bar in Miami. L’idiota davanti sono io, molti kg e molti capelli fa.

Possiamo trovare la variante preferita dalle fanciulle, ossia con un aggiunta di liquirizia, ma anche quella definita “criollo” con l’aggiunta di Angostura, poi abbiamo il “Mojito Fidel” che chiude il cocktail con una birra chiara, infine quella che piace a me: provate a mettere alla fine della preparazione un goccino di vermut rosso. Cambia completamente il sapore e la gente al bancone farà: uaoo. (viene chiamato Caballito a Cuba)

Se volete sbizzarirvi con il Mojito, il consiglio è sempre quello: pensate agli ingredienti che state utilizzando, e trovate delle valide alternative. Esempi:

  • Varie tipologie di zucchero, magari aromatizzato.
  • Varie tipologie di frutta esotica, ci può stare.
  • Varie tipologie di rum, invecchiato, giovane, ambrato, eccecc (Quello che beveva Hemingway, per esempio, era con una parte di rum chiaro, più giovane, e una con rum ambrato invecchiato sette anni)
  • Aggiunta di qualche bitter interessante

L’importante, come sempre, è capire perché lo si sta facendo e soprattutto che piaccia la gente, sennò il cassetto a fine serata risulta vuoto e il titolare vi licenzia. Mi piace finire così, tragicamente.

Alla prossima!

Cheers!

AA

Ps. Un infinito grazie al mio editor Brian Flanagan che scova schifezze grammaticali e frasi sconnesse e mi fa sempre vergognare molto di essermi laureato.

 

 

 

 

 

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