Natura, licheni e cocktail: Wooding Bar

By 12 Aprile 2018Locali

Ok, qui la situazione è ardua.

Oggi devo parlare di un locale che utilizza metodologie, ingredienti e processi di cui non ne so una beata mazza, come si suol dire.

Però cavoli, proviamoci.

Il locale da recensire oggi è il Wooding Bar a Milano, in zona Isola (quartierino famoso per gli appartamenti di Fedez e la fidanzata gnocca, i palazzi con gli alberi che crescono dai balconi e cocktail bar che spaccano).

Gli articoli spesi su questo nuovo concetto di miscelazione sono infiniti, da Gambero Rosso in poi, quindi sono sicuro che nella lista impietosa di Google finirò come minimo alle 8° pagina, aaah l’internet.

Il fatto che si spendano tante parole su questo locale è presto detto: tutto è incentrato sul concetto di foraging.

Non parliamo di vegani, né di fruttiani o altre nuove mode alimentari bizzarre, ma di un movimento diretto a riscoprire la natura che ci circonda e di come utilizzarla sia in cucina che all’interno di un bicchiere.

Foto a caso presa da google dopo aver cercato la parola “natura”.

In parole povere, si tratta di gente molto curiosa e molto allenata, che si prende su la mattina presto e comincia a vagare per monti, colline ed affini alla ricerca di muschi, piante, licheni, radici eccecc.

L’importante, per definirsi foraging, è che tutto ciò che venga raccolto non sia coltivato, sennò si viene squalificati da una giuria inflessibile.

Per quello che ci compete più da vicino, tutto nacque quando venne pubblicato un libro molto particolare, che non parlava di gin o di vermut, ma di “Wild Mixology”. E il libro si chiama, infatti, “Wild Mixology”. Con una piccola prefazione di Massimo Bottura (quello che cucina molto bene).

Il concetto che ha attratto molti esperti del settore è proprio quello che accennavo qualche riga sopra: come riuscire a comporre un cocktail utilizzando ingredienti alquanto particolari (rizomi, rovi, cortecce) e processi ancora più strani (latto-fermentazioni, utilizzo di aceti e altre cose che non ho capito).

Tutto questo interesse ha convinto Valeria Margherita Mosca (che, con un nome così, non poteva che lavorare a stretto contatto con la natura) a fare il primo passo per aprire un locale e far assaggiare ai sempre curiosi milanesi dei drinketti di tutto rispetto.

Ovviamente le voci di questo cocktail bar molto peculiare sono arrivate anche alle mie orecchie, ed ho sfruttato la prima serata buona per fiondarmici con il mio bel taccuino e la mia bella pena comprati alla Lidl e procedere con una interrogazione serrata alla bar lady dietro al bancone.

Come ben sapete ho un debole per il gentil sesso dietro ad un banco bar. Come ho sostenuto in altri articoli di baffi, bretelle e gilet sono leggermente stufo. E se la bar lady è preparata, gentile e simpatica come Erica Rossi allora abbiamo fatto il botto.

Erica ha iniziato miscelando in grandi hotel ad Abano Terme, è passata per Milano lavorando al Morgante fino ad approdare al Wooding Bar, dove la sperimentazione, la ricerca e soprattutto la curiosità l’ha spinta a diventare una bar lady di altissimo livello.

Come primo drinketto per far partire la serata mi sono fatto preparare un Martini un po’ speciale: Tanquerai n.10, sciroppo di rosa ossidata al posto del classico vermut dry ed una simpatica oliva che oliva non era. Era una meravigliosa ciliegia lasciata in latte-fermentazione. Non fate domande strane, prendetelo e non ve ne pentirete, ve lo dice un martiniano doc.

Ovviamente in queste occasioni mi porto sempre il mio compare, in modo da assaggiare più drink ma sopratutto di trovare la strada di casa a fine serata. Grazie amico cavia. Te ne sarò sempre grato.

Sorseggiando i drink e rilassandoci a bancone cominciamo ad ammirare meglio il locale e il suo arredamento: viene rispecchiato in toto la filosofia che sta alla base di tutto, molto wild, quindi pareti scrostate, tavoloni di legno in comune con altri clienti, ovviamente piante e rimandi ai principi di botanica.

Il percorso alcolico prosegue, e decidiamo di sorseggiare il #1 a base Mezcal, kombucha di foglie di rovo, terra di radici fermentate ed erba castalda. Allego link di wikipedia, è meglio.

In generale il drink era molto bilanciato, il mezcal non predominava come fa di solito e il sapore che lasciava era lungo e persistente.

Filtri di Instagram usati alla cazzodicane.

Piccola parentesi: come diceva il saggio Giovanni Muciaccia, premunitevi di forbici arrotondate se volete affrontare questi discorsi nei vostri bar.

Giovanni Muciaccia, astro nascente della televisione italiana, attualmente boh. Ci manchi Giovanni.

Mi spiego meglio: l’utilizzo di fermentazioni, di ingredienti alquanto strani e via dicendo non è per tutti.

Il Wooding Bar organizza periodicamente dei corsi sul come maneggiare queste tecniche, se abitate in zona Emilia-Romagna e zone limitrofe, potete fare affidamento sul sempreverde Giovanni Ceccarelli e la Drink Factory.

Però vi chiedo un favore, non tentate di imparare questi procedimenti affascinanti solo con dei video su youtube o con dei libri comprati al mercatino dell’usato sotto casa. Rischiate di mandar la gente all’ospedale, seriously.

Aggiungo: se dovete creare drink di questo genere solo per il vostro ego di globalgigamegamixologist, lasciate stare e continuate a preparare ottimi spritz. I clienti saranno felici, il vostro capo di più.

Finita la paternale.

Continuando a bere, ci siamo ordinati altri due drinketti simpatici: l’#8 e il #10. Apprezzo molto la scelta dei numeri, semplifica la vita del blogger. Grazie Erica.

#10: Mix avvincente di liquore alle ciliegie (ok), vermut rosso (ok), un bitter di corteccia (manca), acqua di prunella (manca) e Braulio (ok). Tre su cinque, mica male.

L’#8 era una bomba. Uno di quei drink che ne berresti delle secchiate intere.

Liquore Strega, Gin, Camomilla e calendula, Aceto di arance rosse ed orzo selvatico in polvere.

La figata del drink è che nel momento della presentazione è di un giallo acceso, con un sapore intenso dato dal liquore. Se lo si preferisce più morbido ed avvolgente basta dargli una veloce mescolata et voilà: il cocktail diventa verde hulk e il sapore cambia totalmente. Aaaah la natura.

Prima….

….e dopo.

In conclusione, se volete provare a immergervi nella natura (che non sarebbe cosa malvagia, specialmente se vivete a Milano), fare pace con l’ambiente (nota che mi preme molto: il locale non usa cannucce, vi do una soffiata, sarà il trend dei prossimi anni, grazie al cielo) e bere cocktail con una bella ricerca alle spalle e con dei sapori che non avete mai provato nella vostro vita, organizzatevi velocemente per andare al Wooding Bar in via Garigliano 8, Milano.

Ps: se siete amanti del distillato più di moda degli ultimi anni (gin) acquistate RiVo! Un gin che segue gli stessi concetti del Wooding, utilizzando esclusivamente botaniche raccolte A MANO nei prati attorno al lago di Como! Ho avuto il piacere di conoscere mamma e figlio all’ultima edizione di White Spirits a Milano e devo dire che il loro prodotto è veramente molto buono! Balsamico, profondo, con note di melissa e timo!

 

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