Rivo = famiglia, alcool e foraGINg

By 28 Novembre 2018Prodotti

Partiamo da un presupposto: secondo voi, dove nasce il gin?

60% dirà Inghilterra

20% dirà Olanda

10% dirà Stati a caso tipo Libano o Taiwan

10% avranno letto il nuovo libro di Fulvio Piccinino e risponderanno Italia.

Eh sì signori miei…dalle ultime ricerche effettuate pare proprio che il primo utilizzo del ginepro in soluzioni idroalcoliche, sia stato nella nostra penisola.

Questa è la bandiera dell’Italia, magari non la conoscevate.

Però non si vuole fare la gara a chi è più bello o più bravo, quindi ringraziamo il cielo che qualche essere umano abbia inventato questo splendido liquido e chiudiamola qui.

Un dato però è certo: il boom del gin in giro per il mondo ha conquistato anche i nostri confini, e la “campanilità” che ci contraddistingue ha fatto sì che negli ultimi anni si sia verificato un proliferarsi di aziende che si sono cimentate nel distillare questo splendido prodotto utilizzando botaniche del territorio.

Oggi, in particolar modo, tratteremo di Rivo Gin! (qui potete trovare il sito, con tanto di video di presentazione)

Il Rivo ci nasce sulle sponde del Lago di Como, ha un bellissimo packaging (trad. = bottiglia) ed ha una squadra affiatata alle spalle: mamma e figlio.

Marco Rivolta (il proprietario della azienda), dopo anni in giro per il globo ed un fegato ben allenato, ha voluto includere la madre in questo strano progetto alcolico data la passione per le piante e tutto ciò che si può raccogliere in natura.

Lui è Marco.

Ciao Marco.

Questo obiettivo è stato intrapreso e portato avanti all’incirca per due anni, in cui mamma, figlio e spero qualcun altro, hanno dato la caccia alle botaniche giuste per creare e forgiare il Rivo Gin.

La conclusione di questo viaggio sono stati 12 elementi naturali che proliferavano nel loro territorio: il lago di Como.

Questa zona ha un particolare “micro clima” mediterraneo, grazie alle alte montagne che la circondano e all’evaporazione dell’acqua dal lago…non sono un esperto di questa materia, quindi prendetelo come dato di fatto e basta.

La particolarità del Rivo è quella che le botaniche utilizzate vengono raccolte attraverso la tecnica del foraging.

Ora, siamo tutti consci che gli inglesismi hanno leggermente rotto le scatole, però utilizzare l’equivalente termine italiano non era il massimo in termini di marketing: “alimurgia”.

Sembra più una strana malattia che una tecnica di raccolta.

Cos’è il foraging?

Per un discorso più approfondito vi rimando a questo sito qui, in parole povere ci sono delle persone che si prendono su la domenica mattina ed anziché andare al supermercato a sbraitare e a sbattere passeggini ovunque, vanno nella natura più incontaminata e raccolgono tutto ciò che è commestibile.

Una specie di raccolta funghi più figa.

Gambe in spalla e via a raccogliere radici, erbe e bacche!

Per tuffarsi nel mondo della alimurgia, pardon, foraging, ci sono 3 principi che devono essere rispettati:

  • È richiesta un livello di competenza altissimo: basta un attimo che una radice “x” venga scambiata con la radice “y” e si fa ‘na strage.
  • Bisogna scegliere luoghi assolutamente incontaminati: quindi vi sconsiglio di raccogliere rucoletta nel campo dietro alla ferrovia o nel parchino dove portate i figli a giocare.
  • Rispettare il ciclo vitale delle piante: se lo si fa, lo si deve fare bene. Per esempio, la Melissa viene raccolta solo dopo la fioritura e ne viene presa solo una parte. Sembrano pipponi da nerd col pollice verde, ma dovremmo cominciare tutti a portare un po’ più di rispetto verso madre natura…che se si inca## poi son guai per tutti.

Foto della natura mentre si arrabbia

Le botaniche che contraddistinguono di più Rivo Gin sono la melissa, il timo serpillo, la santoreggia e la pimpinella.

Le ultime due, devo dire la verità, non le avevo mai sentite. Si impara sempre qualcosa di nuovo.

Queste piante vengono lavorate singolarmente in infusione, e successivamente distillate sempre da sole per poi essere assemblate solo alla fine (la tecnica quindi è quella di un “distilled gin”).

A parte ste cose noiosissime, com’è sto benedetto Rivo Gin?

Una bomba.

Francamente non sono un amante dei gin troppo botanici che pare di bersi un’insalata da Cracco, però il Rivo mi ha piacevolmente stupito dato il suo equilibrio.

È praticamente una mezza via democristiana tra un London Dry classico e i moderni gin che troviamo su ogni scaffale del mondo.

In un tonico dà il meglio di sé, però mettiamoci solo una scorzetta di limone e non altri 745 ingredienti.

Ci ha già pensato la mamma di Marco a raccogliere tutto mano a mano, non serve altro.

In una miscelazione più complessa lo vedo comunque bene, i suoi sentori freschi e balsamici si sposano bene dentro ad un Collins o ad un Negroni a regola d’arte (ma Ame come facciamo un Negroni a regola d’arte?! Clicca qui!).

Inoltre, Rivo Gin è stata la prima azienda a immettere sul mercato uno Sloe Gin italiano!

Gli Sloe sono dei “normali” gin ma con una infusione al loro interno di prugnole selvatiche, hanno una gradazione alcolica minore ed un grado zuccherino maggiore.

Nello Sloe di Rivo abbiamo la bellezza di 250g di questi frutti!

Praticamente da bere liscio, non sfigura però in un cocktail.

Non maltrattatelo con una shakerata magari.

In conclusione, Rivo Gin è salito nella mia classifica personale, però sono anche curioso di conoscere nuove realtà italiane che si sono cimentate nella distillazione di gin.

Voi cosa mi consigliereste di provare prossimamente?

In attesa delle vostre risposte, vado al bar a farmi un Rivo Tonic.

Salute!

AA

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