Padre della Vodka, Fratello del Whiskey: POLUGAR

By 28 Febbraio 2018Prodotti

Bentornati, mettetevi comodi su questo bel divano e preparatevi ad una rivelazione SCONCERTANTE.

Polugar

Proviamo a fare un giochino: inserite negli appositi spazi la risposta giusta secondo voi.

Qual è il distillato tipico del Messico? ……..

Qual è il distillato tipico della Francia? ……..

E qual è il distillato più rappresentativo della Russia? …..

Avete scritto VODKA? SBAGLIATOOOO!

Il distillato originale della Sacra Madre Russia è il BREAD WINE, ed in particolare oggi parleremo di POLUGAR!

Polugar

La scoperta di questo fantastico prodotto la devo al buon Julian Biondi del MaD di Firenze (due parole sul locale le avevo già spese tempo addietro, clicca qui) che è nientepopodimenoche l’ambasciatore ufficiale di Polugar in Italia.

Partiamo da un assunto di partenza: qual è la caratteristica che deve possedere un distillato per essere definito come “nazionale”?

Secondo Julian è la sua TEORICA RIPRODUCIBILITA’  tra le mura domestiche ma anche il fatto che debba contenere all’interno MATERIE PRIME caratteristiche del proprio territorio (es tequila => agave / cognac => uva eccecc).

E nella interminabile Russia? Cereali. Tanti cereali. Una marea di cereali.

Da qui nasce il discorso storico, diamo la voce a Piero Angela:

Polugar

In Russia, prima del 1895, non avevano gran ricordi della Vodka come la intendiamo oggi, era ben diversa, creata a scopi farmaceutici e sicuramente non goliardici come oggi.

Ma erano ben consci di un altro prodotto, proprio il nostro caro Polugar.

Infatti i poveri contadini (ma anche le famiglie più nobili) dell’epoca, assetati come non mai, distillavano a più non posso qualsiasi cosa.

Dai cereali, al legno (sì, il legno, pratica diffusa soprattutto durante la II° guerra mondiale) fino ai prodotti naturali “espulsi”  dalle mucche (ci siamo capiti, erano proprio disperati).

In particolare distillavano segale, che donava al prodotto finale un sapore simile al pane che trovavano tradizionalmente sopra ad ogni tavola russa, da qui il termine “bread-wine”.

Polugar

Quindi micro distillerie casalinghe, tutte completamente diversificate nella materia prima e soprattutto una difficoltà pressoché totale di controllo fiscale da parte dello Stato.

E secondo voi il buon Zar (Nikolai II, per gli scrupolosi) quanto ci ha messo a rendersi conto della enorme opportunità che aveva sotto gli occhi? 3….2….1….

Polugar

Quel simpaticone dello Zar. Ma farsi i “fatti” propri mai eh.

Chiuse tutte le micro distillerie, rese la vendita e il commercio di alcolici monopolio di Stato, fabbriche dotate finalmente di alambicchi a colonna con piastre di rettifica piazzate per tutto l’Impero e via a batter cassa.

Tutto quasi bello, se non ché le antiche ricette di Wine Bread furono andate a farsi benedire e si è assistito all’avvento della Vodka come la conosciamo oggi: inodore, insapore, piatta.

Questo lo possiamo appurare con un semplice movimento: prendete una goccia di vodka (che sia Smirnoff o Beluga poco cambia) e adagiatela sul palmo della mano. Sfregate come dei pazzi e inspirate profondamente. Cosa sentite? Scrivetelo nei commenti.

Fate lo stesso identico procedimento con un Polugar. Cosa sentite? Tutta un’altra storia, non sussiste confronto.

Solo nel 2010, grazie alla famiglia Rodianov, abbiamo avuto l’enorme fortuna di ritrovare le antiche ricette di Bread Wine.

Polugar

Direttamente da una illustrazione Marvel, i supereroi del Polugar!

Ma il percorso per la produzione di Polugar non è stato dei più rosei.

Infatti in Russia erano molto dubbiosi sulla rinascita di questo distillato, e non avevano nemmeno tutti i torti. Ciò per il semplice motivo del metodo di produzione del Bread Wine.

Infatti per la ricetta originale abbiamo bisogno di alambicchi discontinui (quindi da caricare di volta in volta, ‘na faticaccia) e inserire nella terza distillazione del prodotto delle proteine animali (albume d’uovo e colla di pesce, riconosciuti universalmente come coagulanti naturali) per ottenere un Bread Wine più vellutato e morbido.

Polugar

Non era una cavolata! Usano veramente bianco d’uovo! E un sacco!

Questo anche grazie ad un “filtraggio” di due settimane che il prodotto attraversa tra particolari carboni.

E ovviamente questi alambicchi, dopo averli ben intrisi di uova e colla, devono essere puliti, n’altra faticaccia.

Ma comunque c’è la si è fatta, anche a fronte di tutte queste problematiche, e oggi possiamo sorseggiare degli ottimi prodotti marchiati Polugar.

Ma il nome Polugar da dove deriva? Letteralmente significa “bruciato a metà”, e deriva da una antica tradizione per valutare la quantità di alcool utilizzato.

Per spiegarmi meglio riprendo le parole di Julian che ho ritrovato su BarGiornale:

Il nome deriva da un antico metro di giudizio russo sulla qualità dell’alcool: riempiendo due bicchieri di distillato veniva dato fuoco al contenuto di entrambi, aspettando la totale evaporazione della parte combustibile. Se la somma dei liquidi residui riusciva a riempire almeno un bicchiere, allora il distillato era di buona qualità poiché non eccessivamente diluito con acqua.”

Polugar

Julian, tra le altre mille cose, è anche molto bravo a farsi le foto, come si evince dalla immagine

Ma quante tipologie di Polugar possiamo trovare in commercio? Un sacco. Questo per il motivo che spiegavo all’inizio, ossia della necessità di distillare QUALSIASI cosa.

Certo, non siamo tornati a distillare legno o peggio, ma i prodotti Polugar spaziano tra diverse qualità di cereali (segale, grano, orzo), all’aglio, al peperoncino fino al cherry (bestemmiando, possiamo definirle come delle antiche vodke aromatizzate).

Il sapore del prodotto è qualcosa che nessun altro distillato può nemmeno lontanamente avvicinarsi. Il gusto del pane del n°1, la complessità aromatica apportata dal pimento e dal miele del n°4, la sorpresa nel sorseggiare in purezza il n°4 scoprendo che il rafano è figo anche in versione liquida, fino ad arrivare al top di gamma (parere personale) del Polugar Cherry.

Polugar

Autentiche ciliegie polacche lasciate in infusione (unico caso), un prodotto che alla vista può sembrare dolciastro e stucchevole ma che alla prima beva lascia di stucco.

Secco, diretto e sincero che racchiude in 0,7l tutta l’anima di quello splendido paese che è la Russia.

Nasdrovie!

Polugar

 

 

 

 

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