Sakeya, The House of Sake!

By 31 Maggio 2017Locali

Sono appena tornato da una settimana alquanto impegnativa a Milano e non potevo esimermi dal fare una veloce recensione di un locale in cui ho lasciato una parte di cuore: il Sakeya.

Sakeya

Questo localino molto particolare si trova in via Cesare da Sesto 1, molto vicino al trambusto e alla movida dei Navigli, ed è rinomata per essere la miglior Saké House d’Italia, se non addirittura di tutto il continente europeo.

Partendo dalla base, ed è necessario perché questo prodotto proviene direttamente dall’altra parte del mondo, cerchiamo di dare una veloce definizione di Saké.

In Giappone, con il termine Saké, si identifica un infuso fermentato con riso, acqua e spore Koji (non addentriamoci di più sennò qui facciamo un casino che la metà basta, nel caso date un occhio QUI).

Praticamente non possiamo identificarlo con il nostro classico vino, non è nemmeno simile ad una birra, insomma è un po’ come la Juventus nel campionato italiano: gioca da solo costruendo una categoria a parte.

Sakeya

“non è vino, non è birra, sa soltanto quello che sakè”. Cit. Balto

Mi raccomando: il vero Saké non è quella sottospecie di liquido strambo che servono negli innumerevoli ristoranti cinesi/giapponesi/coreani/tibetani/sub sahariani che si trovano ovunque nelle nostre città.

1) Non va servito riscaldandolo con la lancia della macchina del caffè;

2) Non va presentato dentro tazzine sul cui fondo si possono ammirare donnine nude dalla bellezza opinabile;

3) Non è da considerare come un digestivo – anzi, si utilizza per accompagnare i pasti per lo più- e soprattutto, quello buono, ha un costo che non lo rende proprio accessibile a tutti i ristoranti che si prodigano nell’arte culinaria dell’ allyoucaneat made in japan/china.

Ecco allora che se volete avvicinarvi al magnifico e complicato mondo del Saké la scelta è una sola: prendere un treno direzione Milano, scendere a Stazione Centrale, salire sulla linea verde e arrivare al Sakeya.

Questo ristorante/cocktail bar vanta al suo attivo la presenza di più di 150 etichette differenti di Saké (prodotte nelle 47 prefetture del Giappone che, tra le altre cose, sponsorizzano e supportano il locale milanese) : la faccenda potrebbe risultare piuttosto complicata al momento della decisione, ma ecco che spunta il primo elemento a favore del locale, ossia l’enorme conoscenza e preparazione dei ragazzi in sala e dietro al bancone.

Sakeya

La sera in cui ci siamo stati al Sakeya (io e due amiche molto pazienti) ci ha accolto Iacopo Pilati, barista, cameriere e grande conoscitore della cultura giapponese e dei suoi vari prodotti alcolici. Grazie alla sua sapiente guida siamo riusciti a divincolarci tra le varie etichette presentate e i vari cocktail offerti nello splendido menù.

Il secondo punto a favore del Sakeya è la cura per i dettagli: l’arredamento con divanetti e sedute tutte differenti (la questione estetica è stata affidata alla sapiente mente di Flavio Angiolillo, guru del settore milanese e proprietario di diversi locali di successo sparsi ovunque), il bancone bar e la sua bottigliera, le luci soffuse e la musica di sottofondo creano un’atmosfera unica, in grado di trasportarti in un attimo tra Samurai, ninja e giardini zen. O se volete in una puntata di Ranma ½.

L’idea geniale di aprire un locale del genere, e quindi di contrastare gli “allyoucaneat” vari ed eventuali che pullulano in tutto il capoluogo lombardo, è stata di Lorenzo Ferraboschi (ha abitato a Tokyo ”solo” per dieci anni) e di Maiko Takashima, che oltre ad essere degli agguerriti imprenditori in continuo viaggio tra Italia e Giappone, hanno anche preso la decisione di fondare la “Sake Company”: qui avete la possibilità di comprare e di ordinare tutti i Saké che volete! (clicca qui!)

Altra cosa molto interessante, per non spararle a caso mentre lavorate oppure se volete fare i fighi con la ragazza di turno, è frequentare uno dei vari corsi che organizzano periodicamente Lorenzo e Maiko (clicca qui, lo so che sei curioso), in cui vengono spiegate le varie sfaccettature del Saké (tra quelli classici, i riserva, quelli con le bollicine, invecchiati e chissà che altro).

Sakeya

Insomma, vi trasformeranno in originali Somellier dei Saké, mica pizza e fichi!

Passando alla parte a me più cara, parliamo un po’ dei cocktail del Sakeya!

La sera in cui siamo stati ospiti abbiamo ordinato tre drink (venivo da una settimana alla Campari Academy, ero cotto, scusate, non potevo bere di più sennò mi trovavano a galleggiare sul Naviglio)

  • Hanami = una sorta di Martini (GodBlessMartini) con il Saké e vari fiori/erbe/radici (in cui spiccava un delicato e armonioso sentore di camomilla e di zenzero). E’ uno dei preferiti di Alessio Simonini, l’head bar tender del Sakeya, che si è ispirato per la creazione al termine Hanami, ossia l’usanza di godere della bellezza della fioritura primaverile degli alberi di ciliegio (mi rilasso solo a scriverlo e a pensarlo).
Sakeya

Bruttino il bicchiere…però se proprio ne volete uno cliccate qui

  • Mitsuoko = come descritto nel loro menù, il “saké cocktail per eccellenza, creato per essere dedicato ad una delle fragranze orientali più importanti della storia delle maison profumerie francesi” (stica**i). Difatti Mitsuoko non è altro che il nome di una delle fragranze di spicco create da Guerlain addirittura nel 1919, diventato uno dei più antichi profumi in commercio al mondo. Il drink ha sapori molto pieni, rotondi e complessi, con una profumazione di legno di cedro finale che riprende il contenitore in cui viene servito (termine tecnico da utilizzare per “fare quelli là” = masu)

Sakeya

  • Sake Maestro = drink creato nella edizione 2017 della gara tra bartender “SakeMaestro”(per l’appunto) in cui si è voluto incentivare ed incoraggiare l’utilizzo del Saké nel mondo beverage italiano. Il vincitore è stato Gian Nicola Libardi, innovativo barman trentino e promotore di una pagina youtube dal titolo “Notti Di..stillate” in cui collabora con i migliori cocktail bar della penisola italiana (consigliata vivamente la visione…clicca qui)

Sakeya

Tutto il bere è accompagnato da un piattino di spiedini tipici giapponesi (sì, avete capito bene, spiedini.  Scordatevi sushi, nighiri, wasabi e ingozzamenti stile buffet di provincia).

Sakeya

Esempio classico di “ingozzamento” a più non posso

Tra i fornelli e le piastre del Sakeya si possono ammirare – nel vero senso della parola, è una cucina a vista – le gesta dello chef Masaki Inoguchi, che propone pietanze caratteristiche del Sol Levante come carni e pesci alla griglia, zuppe, risi e tanto tanto altro ancora.

Sakeya

La parte ristorante!!

Insomma ragazzi, se siete cresciuti con il mito di Dragon Ball, se siete degli avventurieri che Marco Polo scansate, se volete semplicemente assaporare uno dei prodotti più in voga negli ultimi mesi e che – ne sono convinto – spopolerà tra le bottigliere del futuro, beh, non vi resta altro che fare un salto al Sakeya e godervi un paio d’ore di originale ospitalità giapponese!

Sakeya

 

E come si dice da quelle parti, Kanpai!!!

AA

 

 

 

 

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