Sono andato a bere a Praga

By 3 Febbraio 2020Locali

Lo scorso Gennaio sono planato con tanta sete in quella città tutta caruccia denominata Praga.

Unico obiettivo: mappare la città.

Musei? Nah

Ponti vari? Nah.

Mostre? Nah.

Cocktail bar? Ciacarad (intercalare tipico ferrarese che suona come un “che te lo dico a fare”).

Prima tappa degna di nota: Banker’s Bar.

Due indigeni del luogo che si apprestano ad ubriacarsi in maniera molesta

Siamo in pieno centro (a Praga in 20 min la giri già tutta, ottima cosa per chi è avvezzo a sbevazzare a bancone) e il locale da fuori è abbastanza minimal.

Provo a parlare il meno possibile di arredamento e design, non è esattamente il mio campo.

Il concept del bar l’ho capito solo dopo una ventina di minuti che ero dentro: Banker = Banca.

Cassette di sicurezza, celle dorate dove si tengono gli spirits, mega porte da caveau.

Carino, non so bene cosa c’entri, ma carino.

Si ordina un negroni con tanto di blocco di ghiaccio unico con lo stampo su un lato e un americano.

Volevo bere qualcosa di tipico. -_-

Negroni ok, sull’americano rimandiamo a settembre.

Stesse dosi che usiamo noi comunemente, ma servito dentro ad un tumbler alto. Quindi soda a non finire e il risultato che pareva di bere acqua colorata.

Punto bonus: ghiaccio meraviglioso.

Punto debole: mamma Campari non sarebbe felice del loro americano.

Il suddetto blocco di ghiaccio con lo stampino.

Ho pensato solo alla sbatta che ci mettono i ragazzi nel lavorarlo.

Boia che voglia.

Seconda tappa della serata: Cash Only.

10 e lode. Lo dico già. Localino stupendo, con un piano interrato, ragazzi svegli e alla mano, decorazioni minime (adoroh) e tanta sostanza.

Entrata del locale.

Mi bevo un Penicillin della madonna, faccio finta di saper parlare inglese, mi gusto l’atmosfera intima e friendly del posto. Bravoni.

Punto bonus: fanno hot dog strepitosi.

Punto debole: è un po’ strettino, ma chissene mica possono buttar giù i muri.

Ah, ps, ovviamente ho tentato di pagare con la carta, altrettanto ovviamente mi hanno risposto “cash only, sir”. Scemo io.

Hot Dog Salva Vita

Procediamo con la terza tappa (tranquilla mamma, non li ho fatti tutti la stessa sera): Black Angel’s.

Fin dalla prima mezz’ora in cui ho messo piede a Praga, tutti quanti mi parlavano di sto benedetto posto.

Situato nella centralissima Staroměstské nám (questo è stato un brutale copia incolla), ci passo davanti un paio di volte ma non mi invoglia proprio ad entrare, sembrava più un trappolone per turisti che altro.

Invece appena mi son deciso a superare la soglia ciao proprio.

Anche qui si scende sottoterra, poche luci, atmosfera dark.

#ciaopovery

#ciaopovery vol.2

Niente foto, è uno speakeasy, anche se di speakeasy non ci vedevo un granché, ma ormai van tanto di moda che ci son passato sopra.

Menù un po’ lunghetto (sai quelli con una cinquantina di drink, con relative storielle a cui non frega nessuno, “come è nato il mai tai” zioporcone voglio solo un gin tonic, ecco, quelli lì) ma camerieri SUPER.

In particolare, mi becco bene con uno, cominciamo a parlare del mondo bar, dei vari barshow, di quella etichetta piuttosto che quell’altra, insomma, le classiche nerdate che piacciono solo a noi del mestiere.

Ad una certa mi chiede di seguirlo e mi porta nel loro laboratorio: mega macchina del ghiaccio, lastroni giganti, seghe enormi, un piccolo schiavo sottopagato, essiccatori a 12 piani, 47 sciroppi diversi. Insomma, praticamente Gardaland.

Punto bonus: personale super gentile, mi hanno anche regalato il loro menù ed una moneta speciale che non so bene cosa sia, ma credo fosse molto importante per loro. Lov u guys.

Punto debole: sulla miscelazione in sé bisogna lavorarci un po’ su.

Quarta tappa dell’alcool tour praghese (si dice praghese? Mah): Hemingway bar.

Gran bella bottigliera (tutti i posti che ho visitato hanno un sacco di gin, pochissimi se non niente proveniente dall’Italia, facciamo qualcosa a riguardo aziende nostrane? Daimò), atmosfera conviviale e menù accattivante.

Era fine serata quindi mi sparo un sano Old Fashioned.

Qui inizia un dialogo strano, non so se dovuto alle quantità di birre medie ingerite durante la giornata o per i miei voti scarsi in inglese al liceo.

“Come lo vuoi?” “Con un rye whiskey grazie” “No ma lo vuoi lungo o corto?” “Cioè?” “Cioè che alcuni clienti lo bevono molto annacquato, altri bello schietto” “Ehm, normale non si può avere?”

Fatto sta che alla fine era buono, e il barman mi spiega che avendo clientela da ogni parte del mondo le richieste son sempre le più svariate, quindi si sono adeguati. Ci sta.

Punto bonus: mille chiacchiere a bancone con un simpatico ragazzo dalla barba come la mia.

Punto debole: ciliegine cancerogene from Fukushima nell’Old Fashioned.

Una foto a caso di Praga presa dall’internet a cui non chiederò mai il copyright perchè sono un pirata.

Comunque, è stato tutto bello finché la simpaticissima Ryanair non mi ha cancellato il volo di ritorno e ho speso per tornare a casa l’equivalente di un viaggio in Thailandia.

Mortacci vostra.

Consigli generali per affrontare Praga:

  • la birra costa poco, tutto il resto no.
  • I musei della tortura, del sesso e dei manichini che sembrano attori famosi sono brutti.
  • Munitevi di scarpe comode.
  • Non ho visto tutta questa abbondanza di belle ragazze che mi avevano promesso i miei amici.
  • Fuori dal centro tutti i lavoratori della ristorazione sono scorbutici. A me piace, a molti no.
  • Non volate con quegli autobus con le ali di Ryanair

Menzioni speciali per cocktail bar:

Ovviamente non ho potuto girarli tutti, ma mi hanno detto che la prossima volta devo visitare anche:

  • Parlour
  • Anonymous
  • L’Fleur
  • Bonvivant’s CTC
  • Bugsy’s

Ciao Praga! E’ stato bello!

Cheers!

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